Annunciato lo spettacolo virtuale al Teatro Atlantico, ma lo storico regista e collaboratore difende l’eredità autentica dell’artista
L’idea di riportare in scena Raffaella Carrà mediante la tecnologia dell’ologramma ha riacceso i riflettori su come custodire la memoria delle icone dello spettacolo. Il progetto al centro dell’attenzione è lo spettacolo intitolato The Show Must Go On, programmato per il 28 dicembre 2026 al Teatro Atlantico di Roma. Questa produzione prevede la ricostruzione virtuale della celebre artista, affiancata sul palco da un corpo di ballo e da complessi effetti scenici. Se l’obiettivo dichiarato è quello di far rivivere la showgirl, sorge un interrogativo inevitabile: è realmente necessario affidarsi a una simulazione digitale per celebrare una figura che ha impresso un segno così profondo nella storia della televisione italiana? A sollevare forti dubbi su quest’operazione è Sergio Japino, per lunghi anni compagno di vita e storico collaboratore della star, il quale ha deciso di rompere il suo abituale riserbo per manifestare la propria contrarietà.

La netta presa di distanza di Sergio Japino
Attraverso un messaggio pubblicato sui canali social, Sergio Japino ha puntualizzato di non avere alcun legame con questo evento e di essere del tutto estraneo a qualunque futura iniziativa incentrata sul nome di Raffaella Carrà. Inoltre, l’autore e regista ha precisato la propria totale mancanza di coinvolgimento nelle attività della Fondazione Raffaella Carrà ETS. Si tratta di una posizione categorica, dettata anche dall’intenzione di scongiurare qualsiasi associazione inopportuna con la sua persona. Un intervento che suona ancora più incisivo considerando che giunge da una figura che ha sempre difeso la propria sfera privata con estrema discrezione, concedendosi raramente a racconti pubblici sulla loro unione. La loro relazione sentimentale, nata negli anni Ottanta e conclusa nel 1997, non ha infatti interrotto un legame proseguito nel tempo all’insegna del lavoro, della stima reciproca e di una grande intesa. Insieme hanno firmato alcune delle stagioni di maggior successo del piccolo schermo, realizzando trasmissioni storiche. Sergio Japino ha conosciuto la donna al di là dell’immagine pubblica, condividendone idee, ambizioni e vita quotidiana.
Un’eredità artistica che supera la finzione digitale
Questa profonda conoscenza spiega la fermezza con cui oggi prende le distanze dall’evento. Soltanto qualche mese fa, lo stesso Sergio Japino aveva condiviso in rete un profondo pensiero dedicato al loro percorso, richiamando quarant’anni di collaborazione professionale e un affetto in grado di andare oltre il tempo. Una confidenza eccezionale per chi ha sempre considerato i sentimenti un valore da proteggere lontano dai riflettori. Proprio per questa ragione, le sue parole assumono un valore che supera la semplice polemica teatrale. Raffaella Carrà non necessita di essere riprodotta artificialmente per rimanere viva nell’affetto della gente. La sua risata inconfondibile, lo straordinario talento e lo spirito di libertà con cui ha conquistato intere generazioni costituiscono un patrimonio che nessuna tecnologia potrà mai eguagliare. Sebbene sia doveroso riproporre le sue performance, celebrarne il cammino e trasmetterne la memoria, trasformare un’artista in un’immagine virtuale rappresenta una scelta diversa. Sergio Japino ha voluto esprimere apertamente il proprio pensiero, ricordando che non tutto ciò che la tecnica permette di fare sia automaticamente opportuno o necessario.
