Dalle navi mercantili alla gestione di una residenza sanitaria per anziani, il percorso di Riccardo Andrea Ferrari attraversa esperienze professionali e personali diverse, mantenendo sempre viva la passione per la scrittura, la poesia contemporanea e il desiderio di comunicare emozioni anche alle nuove generazioni
Dalle navi mercantili ai grandi eventi, dal mondo del catering alla gestione di una residenza sanitaria assistita per anziani. Il percorso di Riccardo Andrea Ferrari, 54 anni, è attraversato da esperienze molto diverse tra loro, ma con un filo conduttore che non lo ha mai abbandonato: la scrittura. La poesia, infatti, è rimasta una presenza costante, alimentata dai viaggi, dagli incontri, dalle esperienze personali e da una sensibilità particolarmente attenta alle emozioni e a ciò che accade intorno a lui.
Oggi Riccardo Andrea Ferrari scrive soprattutto poesia contemporanea in versi liberi, con l’obiettivo di utilizzare un linguaggio accessibile e capace di dialogare anche con le generazioni più giovani. La sua è una scrittura che nasce spesso in modo improvviso, da un’immagine, una musica, una sensazione o persino un sogno, fino a trasformarsi in parole. Un processo creativo che lui stesso descrive con un’immagine molto significativa: «Le emozioni arrivano al cuore e poi alle dita».
Come si descriverebbe e qual è stato il percorso che l’ha portata fino a oggi?
«Sono un adulto di 54 anni che nel corso della propria vita ha avuto modo di fare diverse esperienze. Da molto giovane ho lavorato sulle navi mercantili, avendo così la possibilità di viaggiare e conoscere diverse parti del mondo. È stata un’esperienza importante, perché oltre al lavoro ho avuto la fortuna di vedere e assaporare realtà e culture differenti. Ho sempre avuto una grande sete di conoscenza e proprio questi viaggi hanno alimentato in me nuove curiosità e nuove ispirazioni. È stato anche in quel periodo che ho iniziato a scrivere, soprattutto poesie.Successivamente ho conosciuto la mia ex moglie e, non potendo più lavorare sulle navi, ho intrapreso un percorso nel settore del catering e degli eventi, arrivando a diventare direttore di eventi e food and beverage manager. È stato un altro capitolo importante della mia vita, che mi ha permesso di conoscere persone, situazioni e ambienti molto diversi. Poi, dal 2008, con la grande crisi economica che aveva colpito l’Italia e con una forte riduzione delle opportunità di lavoro nel mio settore, ho dovuto adattarmi e intraprendere una nuova strada. Mi sono dedicato al settore sanitario e oggi sono titolare di una residenza sanitaria assistita per anziani. È un lavoro molto diverso rispetto alle esperienze precedenti, ma che considero anche socialmente utile e che mi permette, a modo mio, di essere vicino alle persone».
Nel suo percorso di vita c’è anche un’esperienza personale che ha contribuito a sviluppare la sua sensibilità?
«Sì. A 19 anni ho affrontato un tumore in forma benigna che mi ha provocato anche una paralisi temporanea per alcuni mesi. Mi considero una persona fortunata per come si è conclusa quella vicenda. È stata comunque un’esperienza che mi ha segnato e che, probabilmente, ha contribuito a sviluppare la mia sensibilità verso il mondo che mi circonda. Credo abbia avuto un ruolo anche nella mia ispirazione poetica e nel modo in cui vivo sia le esperienze personali sia quelle professionali. Alcune esperienze ci insegnano a guardare le cose con occhi diversi e penso che questo, nel mio caso, abbia avuto un peso anche nella scrittura».
La poesia continua quindi ad avere un ruolo importante nella sua vita. Che tipo di poesie scrive oggi?
«Scrivo soprattutto poesia contemporanea, utilizzando versi liberi. È una scelta precisa, perché vorrei avvicinare anche un pubblico più giovane, in particolare gli adolescenti. A volte una scrittura troppo ermetica può essere difficile da comprendere per chi non ha familiarità con la poesia. Per questo cerco di utilizzare un linguaggio più semplice e contemporaneo, senza però rinunciare al messaggio che voglio trasmettere attraverso ogni opera. Ho ricevuto diversi riscontri positivi. Anche mia figlia, che ha vent’anni, e i miei due figli acquisiti, rispettivamente di 19 e 17 anni, mi danno dei feedback. Questo per me è importante, perché mi permette di capire come vengono percepite le mie poesie anche da una generazione più giovane. Mi ha incoraggiato a pensare a una poesia capace di parlare a un pubblico più ampio, senza perdere profondità».
Ci sono poeti che hanno influenzato il suo modo di scrivere?
«Sì. In giovane età ero particolarmente attratto da una scrittura ermetica e mi sono avvicinato molto allo stile di Giuseppe Ungaretti. Anche successivamente, alcune persone che hanno letto i miei lavori mi hanno associato a Ungaretti. Allo stesso tempo sento una vicinanza anche a Pablo Neruda, soprattutto perché nelle mie poesie utilizzo spesso accostamenti legati alla natura, alle emozioni e alle sensazioni. Mi piace mettere in relazione ciò che ci circonda con quello che proviamo interiormente. La natura, un’immagine o un elemento apparentemente semplice possono diventare il punto di partenza per raccontare qualcosa di molto più profondo».
Ha partecipato anche a concorsi di poesia?
«Sì, ho partecipato a diversi concorsi, anche se non ho vinto. Credo che la poesia contemporanea e una scrittura più semplice non siano ancora sempre valorizzate dalle giurie. Naturalmente è una mia opinione personale. Io continuo comunque a scrivere seguendo il mio modo di esprimermi, senza cercare necessariamente di adeguarmi a uno stile prestabilito. Per me è importante mantenere la mia identità e riuscire a trasmettere quello che sento, anche quando questo significa seguire una strada diversa da quella che magari ci si aspetta in un concorso».
Quanto è importante la musica nel processo creativo?
«La musica è molto importante. In alcuni casi una colonna sonora di un film mi è rimasta talmente impressa da diventare una vera fonte di ispirazione. Per me film e musica possono essere un tramite verso l’ispirazione. A volte una sensazione nasce dentro di me, arriva al cuore, poi alla testa e infine alle dita, fino a trasformarsi in parole sulla carta. La musica, una canzone o una scena cinematografica possono quindi diventare il mezzo attraverso cui quell’emozione riesce a trovare una forma. Non sempre parto con l’idea precisa di scrivere qualcosa: a volte è proprio un’emozione che mi porta verso la scrittura».
Quanto tempo impiega a scrivere una poesia?
«Non esiste un tempo preciso. L’ispirazione può arrivare in qualsiasi momento, persino mentre dormo. Mi è capitato di svegliarmi improvvisamente per un’idea arrivata attraverso un sogno o dal subconscio e di scriverla immediatamente. Successivamente, quando sono più lucido, posso intervenire sul testo con correzioni o modifiche, ma il tema principale spesso nasce in pochissimo tempo. Quando arrivano determinate immagini nella mia mente, sento il bisogno di scrivere subito. In quei momenti cerco di non perdere quella sensazione, perché penso che l’immediatezza sia parte importante del processo creativo. La revisione viene dopo, mentre l’emozione iniziale deve essere catturata nel momento in cui arriva».
Ha mai scritto di esperienze che non aveva vissuto personalmente?
«Sì, ed è una delle caratteristiche che considero più interessanti del mio modo di scrivere. A volte entro in una sorta di trance creativa e riesco a immedesimarmi in situazioni che personalmente non ho vissuto. Posso assumere idealmente il punto di vista di una persona che sta vivendo un’esperienza drammatica o un’emozione particolare e cercare di raccontarla attraverso la poesia. Per esempio, ho scritto una poesia sulla violenza subita da una donna, pur non avendo mai vissuto personalmente una situazione simile. In questi casi cerco di vestire i panni del protagonista o della protagonista e di entrare nella situazione dal punto di vista emotivo. È un esercizio di immedesimazione che mi permette di raccontare anche realtà che non appartengono direttamente alla mia esperienza».
Nel suo percorso ha dedicato attenzione anche al sociale. Ci sono progetti o realtà a cui è particolarmente legato?
«Nel mio piccolo cerco di fare beneficenza in diversi ambiti, distribuendo il mio contributo tra varie realtà. Sono donatore per UNICEF, Amnesty International, Lega del Filo d’Oro, Telefono Azzurro Rosa e altre associazioni. Non ho un unico grande progetto sociale al quale dedicarmi. Per me il sociale è soprattutto qualcosa che appartiene alla vita quotidiana. Non penso che aiutare gli altri debba necessariamente significare realizzare qualcosa di enorme: anche un piccolo gesto può avere un valore. Cerco di aiutare le persone anche attraverso il mio lavoro. Se, per esempio, nella mia struttura non ho posti letto disponibili per una famiglia che sta cercando una soluzione, cerco comunque di aiutarla telefonicamente e di indirizzarla verso altre possibilità. Per me non è mai tempo perso. Credo che anche le piccole azioni quotidiane possano diventare parte di un grande progetto sociale. A volte basta ascoltare una persona, dare un’indicazione o cercare una soluzione alternativa per fare qualcosa di concreto».
Guardando al futuro, cosa rappresentano oggi la scrittura e la poesia per lei?
«La poesia continua a essere una forma di espressione personale. È un modo per trasformare emozioni, immagini e sensazioni in parole e, allo stesso tempo, per provare a comunicare qualcosa agli altri. Continuo a scrivere seguendo una strada contemporanea e accessibile, cercando di mantenere al centro il messaggio e le emozioni. È una parte della mia vita che è rimasta presente nonostante tutti i cambiamenti professionali e personali che ho attraversato. Ho cambiato lavori, ho conosciuto luoghi e persone diverse e ho vissuto esperienze importanti, ma la scrittura è sempre rimasta un punto di riferimento. Credo che continuerà a esserlo, perché quando un’emozione arriva, prima o poi sente il bisogno di diventare parola».
A cura di Nora Taylor
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