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Dietro le quinte del cinema: il percorso di Mancino Antonio

DiMario Altomura

Gen 7, 2026
antonio mancino 8

Uno sguardo giovane e consapevole sulla produzione cinematografica tra studio, visione e progettazione del futuro audiovisivo

Questa intervista racconta il percorso di Mancino Antonio, giovane studente e aspirante produttore cinematografico che ha scelto di vivere il cinema da una prospettiva meno visibile ma fondamentale: quella che sta dietro le quinte. Lontano dai riflettori del set, il suo cammino è fatto di studio, analisi e progettazione, con una visione lucida e consapevole del mondo audiovisivo. Per Antonio, la formazione teorica non è un’alternativa alla pratica, ma la base su cui costruire, passo dopo passo, una carriera solida nella produzione cinematografica.

Antonio, qual è stato il tuo percorso formativo legato al cinema?

«Non ho seguito un percorso legato alla recitazione, ma la mia passione per il cinema nasce fin da bambino. Questo interesse mi ha portato a studiare il settore in modo approfondito, fino a conseguire la laurea triennale in Scienze e Tecnologie delle Arti dello Spettacolo e del Cinema a Roma. Attualmente frequento la magistrale all’Università di Salerno, dove sto approfondendo in particolare la produzione, la sceneggiatura e le dinamiche dell’audiovisivo».

Quanto ritieni importante la formazione continua nel mondo dello spettacolo?

«È fondamentale, in qualsiasi ruolo. Anche se non sono un attore, credo che nel mondo dello spettacolo non si smetta mai di imparare. Per chi recita, come per chi produce o scrive, aggiornarsi e mettersi costantemente in discussione è essenziale per crescere».

C’è una figura che ha avuto un ruolo importante nella tua formazione?

«Sì, il mio attuale professore di filmologia all’università ha avuto un impatto significativo sul mio percorso. Mi sta aiutando a sviluppare una comprensione più profonda del lavoro dell’attore e, più in generale, del processo creativo cinematografico».

Hai mai avuto esperienze dirette di recitazione?

«No, non ho mai recitato, ma ho analizzato moltissimi personaggi durante i miei studi. Questo lavoro di osservazione mi ha insegnato tanto sul processo attoriale e sul modo in cui un personaggio prende vita all’interno di una storia».

Il tuo rapporto con il cinema è più teorico o pratico?

«Al momento è prevalentemente teorico, ma non per questo distante dalla realtà. Mi interessa il cinema come sistema complesso: dalla scrittura alla produzione, dalla regia alla recitazione, fino alla distribuzione. Studiare il linguaggio cinematografico è ciò che mi appassiona di più».

Se dovessi preparare un personaggio, da dove partiresti?

«Partirei dalle sue motivazioni più intime e dalla sua funzione narrativa. Il mio sguardo, da futuro produttore, mi porta sempre a considerare il contesto della storia e il messaggio che si vuole trasmettere».

Qual è stata la difficoltà più grande che hai incontrato finora?

«Accettare che, pur non avendo ancora avuto esperienze pratiche sul set, posso comunque costruire un futuro nel cinema. Ho capito che ogni percorso ha i suoi tempi e che una preparazione teorica solida può essere un grande punto di forza».

Chi sono le tue principali fonti di ispirazione?

«Mi ispirano soprattutto grandi produttori e registi che sono riusciti a trasformare le loro visioni in realtà, dando vita a film capaci di segnare un’epoca».

Che tipo di storie ti piacerebbe produrre in futuro?

«Mi piacerebbe spaziare tra diversi generi, ma sempre con un’attenzione particolare all’impatto emotivo e sociale: drammi intensi, thriller psicologici, ma anche progetti che uniscano intrattenimento e profondità».

Dove ti vedi tra cinque anni a livello professionale?

«Mi vedo attivamente inserito nel mondo del cinema, impegnato a costruire passo dopo passo la mia carriera da produttore. Il mio obiettivo è diventare un professionista riconosciuto, capace di portare avanti progetti di qualità e collaborare con talenti diversi».

Su quali competenze stai puntando maggiormente?

«Sto lavorando molto sulle competenze legate alla produzione: gestione dei set, budgeting, sviluppo dei progetti e networking. Sono aspetti fondamentali per chi vuole costruire un percorso solido in questo settore».

Quali esperienze ritieni indispensabili per crescere nel cinema?

«Il confronto con i professionisti, l’osservazione diretta del lavoro su un set e la partecipazione anche come assistente o stagista. E poi la visione e l’analisi critica dei film, che restano una palestra continua».

Come immagini il tuo percorso ideale nel mondo del cinema?

«Un percorso fatto di crescita costante, collaborazione e creatività. Il mio sogno è contribuire alla realizzazione di opere che sappiano emozionare il pubblico e lasciare un segno. Diventare un produttore affermato è il mio traguardo, e ogni passo che compio va in quella direzione».

Il cammino di Mancino Antonio dimostra che il cinema non vive solo davanti alla macchina da presa, ma soprattutto nelle idee, nelle scelte e nella visione di chi lo costruisce dall’interno. Con uno sguardo analitico, una solida formazione e una passione autentica, Antonio rappresenta una nuova generazione di professionisti pronti a dare forma alle storie di domani, partendo dalle fondamenta.

A cura di Nora Taylor
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